sabato 13 settembre 2014

La mostra (da non perdere)

In arrivo al Museo Man di Nuoro
A un passo dal tempo. Giacometti e l'arcaico
La Sardegna, in ottobre, è un capolavoro!


«Si erge davanti a me tutta l’arte del passato, d’ogni tempo, 
d’ogni civiltà, tutto si fa simultaneo, 
quasi lo spazio avesse preso il posto del tempo. 
I ricordi delle opere d’arte si fondono con ricordi affettivi, 
col mio lavoro, con tutta la mia vita».
Alberto Giacometti, in L. Carluccio, Le copie dal passato, 1967

il link del giorno

martedì 9 settembre 2014

Pillole da Saint Paul de Vence

La cappella dei penitenti bianchi.
Ultimo gioiello di Folon. Il signore del cielo.
Quando l'arte è sacra.

Una cappella del XVII secolo legata alla confraternita dei "penitenti bianchi" che, a Saint Paul de Vence, pregarono e predicarono per duecento anni, dalla fine del Cinquecento in avanti. Qui, nel 2005, Folon, l'artista belga famoso per i suoi omini dal cappotto ben allacciato, la bombetta e le mani tese verso un cielo che consola, ha firmato la sua ultima opera prima di scomparire. Un intervento ambientale che si dipana lungo la navata, nell'abside e nelle vetrate, fra pittura, mosaico e smalti lucidi come pietre dure. Un capolavoro avvolgente rievoca il suo mondo trasognato, popolato di figure gentili in omaggio alla missione degli antichi penitenti votati al supporto degli altri. Una luce nivea invade la cappella e illumina i colori solari del maestro e le sculture che dialogano, al centro dell'aula, con le scene dipinte. Una grande mano sull'altare, aperta come un nido, solleva dal terra un personaggio  sereno. Un'altra figura amena, al centro di una fonte, abbraccia i colombi che si posano su di lei, come sui rami di un albero accogliente. Buoni sentimenti per un autore pieno di grazia!

sabato 6 settembre 2014

Il dubbio del sabato mattina

L'arte che paga il museo che guadagna.


Il direttore di un museo americano guadagna in media 250mila dollari l'anno. Il direttore di un museo pubblico italiano guadagna invece in media 2.500 euro al mese. I musei americani sono aziende con il bilancio in attivo nel 75% dei casi. I musei italiani carrozzoni in perdita costante nel 98,8% dei casi. Fatte le dovute proporzione, sarà mica il caso di incentivare i risultati con buste paga misurate agli introiti e premi di produzione a obiettivi raggiunti. Hai visto mai che, con uno stipendio adeguato, anche i nostri funzionari abbiano più voglia di inventare e produrre, oltre che sentire gratificati i propri sforzi?

giovedì 4 settembre 2014

Anticipo di stagione

Domani, su Repubblica, la mia anteprima sull'autunno dell'arte milanese.
Le star in arrivo a Palazzo Reale. Pacchetti, traslochi e qualcosa di buono.
Come il duetto Fontana-Klein al Novecento.
O le Dame dei fratelli Pollaiolo al Poldi Pezzoli.
Da non perdere, l'intervista di Simone Mosca a Lea Vergine. Al vetriolo.



mercoledì 3 settembre 2014

Acqua e neve

Previsioni per un autunno (umido) delle mostre a Milano

Stagione che arriva, mostrone che torna. Nel caso dell'autunno milanese, ecco le due apripista che sognano numeri da capogiro e introiti record; tutti, come da copione, diretti nelle casse delle "case di produzione" - Skira e Sole24Ore - cui ormai Palazzo Reale è subaffittato in pianta stabile. 
Aspettiamo l'apertura per giudicare le esposizioni, i tagli, le opere, gli studi. Un commento al volo sui rispettivi manifesti che, in quanto a ricerca grafica, non brillano di iniziativa.
Il primo, quello di Chagall, sfoggia la celebre icona della Passeggiata in cui il pittore tiene per mano la moglie Bella mentre volteggia nel cielo. Peccato che l'immagine sia annacquata, offuscata da una nebbia che, nelle intenzioni geniali del creatore, dovrebbe fare crescere la tensione e l'aspettativa sull'evento, stile "coming-soon" cinematografico. Il risultato è dozzinale, complice un lettering da discount. Mi chiedo cosa ne pensino i proprietari dei diritti dell'opera che, in genere, nel caso dei capolavori da manuale, non consentono neanche le più minime variazioni. Figuriamoci l'effetto doccia!
Secondo in gara, il poster di Segantini che annuncia il "Ritorno a Milano" del maestro della montagna. Punto primo: Segantini, a Milano, non è mai tornato. Nel 1886 lascia l'Italia per trasferirsi in Svizzera dove muore a 41 anni per un attacco di peritonite. Punto secondo: l'allusione a un suo ritorno ideale in città va di pari passo con un fotomontaggio posticcio che incolla, sullo sfondo di un dipinto votato al paesaggio innevato, un profilo della Piazza del Duomo in salsa natalizia. Un bel falso storico che vedrà i visitatori vagare per la mostra in cerca dell'originale. Che non c'è, of course
Nota critica a parte: non aspettatevi il famosissimo Trittico delle Alpi, che resterà a St. Moritz e per vederlo dovrete andare in Engadina. In compenso potrete vedere opere celebri come Le due madri, la Dea dell'amore o L'amore alla fonte della vita che sono conservate alla Galleria d'arte moderna di via Palestro, dove potete tranquillamente vederle già adesso, perché stanno lì da sempre. Non fa un plissé!

lunedì 1 settembre 2014

Pillole da Digione


Storia e gloria dei duchi dal cuor di leone.

Che nomi impavidi e meravigliosi avevano i duchi di Borgogna! Filippo l'Ardito. Giovanni Senza Paura. Carlo il Temerario. Non è un caso che, armati di tanto coraggio, abbiano fatto la fortuna del proprio Regno. La Borgogna. Terra di vigne e di castelli dove, sulle colline verdi della “costa d'oro”, si costruì il destino della Francia moderna. A Digione – che fu la vera capitale culturale del paese in epoca medievale, culla del movimento franco-fiammingo, patria di poeti e pittori dalle mani raffinate ed esatte – la storia e la gloria dei duchi si percepisce a pelle. Nelle strade punteggiate di stemmi sulle facciate dei palazzi. Nei locali che portano i nomi dei sovrani. Nelle piazze disseminate di statue dai gesti e gli sguardi fieri. E, soprattutto, nel palazzo dei duchi che oggi ospita il Museo di Belle Arti e le tombe dei regnanti, capolavoro di marmo, stucco, smalto e alabastro con le effigi tornite sui sepolcri e un corteo funebre alla base di straordinaria intensità.
È il corteo dei famosi pleurants, i “piangioni” di Digione, che il grande Claus Sluter (1355-1406), lo scultore di origine olandese, studiò per i suoi committenti ducali, inventando una fantasia dolorosa di figure incappucciate, in lacrime dietro tuniche di pietra morbide come il burro. Ottantadue dolenti in preghiera, dai volti nascosti nei cappucci, dalle mani aperte verso il cielo, tutti in fila, in processione silenziosa fra giochi d'archi gotici, pizzi di alabastro che incorniciano il lento scorrere delle figure e le loro smorfie di sofferenza per la morte degli amati duchi dal cuor di leone. Commovente.