lunedì 18 gennaio 2016

Highlights

La cupola di San Gaudenzio
A Novara, 121 metri di leggerezza

È stato il più visionario e funambolico architetto dell'Ottocento italiano. Un progettista demiurgo di cupole dalle guglie periscopiche. Un'archi-star col sogno verticale di conquistare il cielo. Alessandro Antonelli (1798-1888), famoso per la Mole Antonelliana di Torino, ha firmato in terra novarese una decina di cantieri temerari. Come la cupola di San Gaudenzio a Novara, innestata sul corpo cinquecentesco del Tibaldi. Sullo sfondo delle guerre di indipendenza, i lavori avanzarono per trent'anni a singhiozzo; a ogni ripresa, Antonelli aggiungeva un girone al suo paradiso di mattoni e colonne, arrivando a 121 metri di vertigine. A un livello medio della salita, è allestita una mostra che, attraverso pannelli didattici sui luoghi antonelliani, ricostruisce la mappa delle opere nel novarese, dalla parrocchiale neoclassica di Borgolavezzaro alla Rotonda di Fontaneto, un pantheon piemontese, al Santuario di Boca, dalla facciata ritmata come una foresta. Il viaggio continua fra le residenze padronali della Valsesia; come Villa Caccia, una casa bianca dall'anima palladiana. Peccato non ci siano progetti originali, ma riproduzioni ben raccontate; oltre a gustosi acquerelli di urban sketchers ispirati alle vette audaci del maestro.

(da La Repubblica, sabato 16 gennaio 2016)

Novara, Sala del Compasso della Cupola, fino al 7 febbraio, info 0321.304059.

giovedì 14 gennaio 2016

La foto del giorno

La Certosa di Pavia
Anteprima
in uscita su La Repubblica, la prossima settimana, il mio racconto di uno dei luoghi italiani
più amati dai viaggiatori dei secoli scorsi.

Come il diplomatico francese che, a fine Ottocento, in visita a Pavia, rimase colpito 
dalla «mirabolante congerie di ornamenti, statue, bassorilievi, fogliami, bronzi, 
medaglie, colonne, pinnacoli».
Nuovi restauri, al via con la primavera, riporteranno in luce antichi splendori.





martedì 12 gennaio 2016

La mostra

Tu sei quello che leggi
A Rancate (in Ticino) la mostra sulla lettura
è un capolavoro. Dell'Ottocento.
Ultimi giorni per visitarla. Merita.

Il ritratto di Clara, La lettrice dipinta da Federico Faruffini nel 1865, dice tutto su cosa significasse, nella seconda metà dell'Ottocento, prendere in mano un libro. Soprattutto per una donna. E cioè: riscatto, emancipazione, amor proprio e anche seduzione intellettuale. Tanto più che, in questa immagine piena di sex appeal, Clara volge le spalle (discinte) allo spettatore e gli mostra sdegnosa la sigaretta che tiene fra le dita come un vezzo, una libertà conquistata. Ecco perché la Pinacoteca Züst di Rancate, per la mostra “Leggere, leggere, leggere!” curata da Matteo Bianchi, ha fatto di questa vestale della cultura moderna, una delle icone del percorso. La diffusione della lettura, conseguenza dell'alfabetizzazione avvenuta alle soglie della rivoluzione industriale, è il tema che lega un’ottantina di pezzi fra tele, sculture e souvenir d'epoca, occhiali e leggii, penne e calamai, scelti per raccontare uno spaccato di vita comune, ambientato fra Lombardia e Ticino, due facce di un'unica matrice linguistica, artistica e culturale. Ciò che stupisce, oltre alla maggioranza di lettrici donne – più gradite ai pittori del realismo sociale venato di sentimento – è il fatto che fra città e campagna, il clima fosse quasi lo stesso; come se il piacere di leggere avesse contagiato ogni classe, dilagando in luoghi diversi. Le dame romantiche del bergamasco Trécourt passavano notti insonni sulle loro lettere scarlatte; i maestri di scuola di Gerolamo Induno sembrano usciti dalle pagine del Cuore di De Amicis; le domestiche con la crestina del milanese Angelo Trezzini rubavano i feuilletton dagli scrittoi delle loro padrone sullo sfondo delle guglie del Duomo, degna corona di scene languide. La dimensione pedagogica è evidente. «Leggete per vivere!» diceva Flaubert, alludendo alla vitalità di un progresso in atto. In ogni strato sociale. Non dunque appannaggio di pochi, di nobili, preti e padroni e della loro presunzione borghese. Ma anche dei cantastorie popolari di Bazzaro, delle contadine sotto i salici di Luigi Rossi, dei bambini serissimi, con la lavagna sotto il braccio, dello svizzero Albert Anker. Chiude questo viaggio fra le pagine, una sezione speciale dedicata agli scatti del fotografo siciliano Ferdinando Scianna, pubblicati nel libro Lettori (ed. Henry Beyle) omaggio commovente alla passione per l'oggetto-libro e per i gesti che lo cullano.


Pinacoteca Giovanni Züst, Rancate, Canton Ticino, fino al 24 gennaio, tel. 0041.91.8164791.

(da La Repubblica, sabato 9 gennaio 2016)