venerdì 4 dicembre 2015

Happy Birthday

Al Museo del Novecento di Milano
Cinque anni di mostre e attività
Un resoconto fra luci e ombre
da La Repubblica di mercoledì 2 dicembre



Novemila persone in coda sotto la piaggia. Dalle quattro del pomeriggio all'una di notte. Come a un concerto rock. Fa impressione il numero di visitatori con cui, il 6 dicembre del 2010, il Museo del Novecento ha inaugurato la sua storia. L'allora sindaco Letizia Moratti, dopo una preview per pochi (500) intimi, accolse il pubblico nella hall e varò quei tre mesi di ingressi gratuiti che assicurarono al museo la palma d'oro del luogo d'arte più visitato d'Italia: 400mila presenze registrate fino a marzo, una media giornaliera che superava le 4.600. Oggi, a cinque anni di distanza, il Novecento apparecchia una festa, in agenda domenica, stilando un programma di iniziative, fra visite guidate, laboratori, musica, teatro, performance e un rinfresco offerto dal ristorante Giacomo. In attesa di (ri)mettersi in coda per un'altra affollata giornata di gala, si possono ripercorre questi anni di attività che hanno restituito a Milano il patrimonio prezioso delle collezioni d'arte moderna e regalato alla città un museo allegro e vitale. Ecco allora un primo bilancio. Positivo, con qualche punto debole da inserire nella lista delle urgenze. Partiamo dal percorso, ricco di 400 opere, selezionate da un nucleo di 2.500, dipanato fra le avanguardie storiche del secolo breve e il fatidico 1968, anno di svolta sociale in cui l'arte moderna ha ceduto il passo al contemporaneo duro e puro. I pezzi sono capolavori da manuale: il Ritratto di Guillaume di Modigliani, Elasticità di Boccioni, Il cavaliere rosso di Carrà (la Moratti lo volle come immagine-guida, preferendolo al più proletario Quarto Stato di Pellizza), la Natura Morta con Manichino di Morandi, La sete di Martini, fino al neon di Fontana che illumina ogni sera piazza Duomo dall'alto. Peccato che l'allestimento, poco agile, non permetta turnover dai depositi, rotazione delle opere o inversioni di rotta. A proposito del Quarto Stato, resta irrisolta la sua collocazione nella nicchia lungo la rampa elicoidale progettata da Italo Rota: un loculo buio che ne restringe la visione. S'è parlato più volte di spostarlo, anche con una techno teca all'ingresso, ma per ora rimane nell'ombra. In sospeso pure l'ipotesi di un collegamento col pianoterra di Palazzo Reale, per aggiungere nuovi spazi al museo. Bell'idea, ma insabbiata. E così, mentre i visitatori si perdono in un cammino difficoltoso, che manca di indicazioni e abbonda di scale mobili, si discute di come trovare sale per le esposizioni temporanee. Fino ad ora, mostre splendide come “Tecnica mista” o la liaison creativa fra Fontana e Klein, “Munari politecnico” o la polvere di stelle di Warhol, sono state distribuite lungo il percorso e nella manica lunga che affaccia su via Marconi. Ma l'ultima importante donazione (su 80 lasciti siglati in questi anni), ovvero le 600 opere della collezione Bertolini, verranno (in parte) collocate proprio nella manica, ingessando l'unico spazio elastico. «Quello delle mostre è il lato critico che va affrontato. Il Museo ha bisogno di affermare la sua identità con offerte precise» dice Claudio Salsi direttore del Settore musei delegato a gestire il Novecento fino al cambio di Giunta. Suo il compito di sostituire Marina Pugliese che, partita per gli States, ha lasciato il posto vacante. E che, da San Francisco commenta: «Spero che la prossima amministrazione indica subito un concorso. I milanesi sono fieri di questo museo e bisogna continuare a coinvolgerli». Pugno di ferro in guanto di velluto, la Pugliese ha distinto con acume i programmi del Polo Otto e Novecento, nei progetti di mostre scientifiche e nelle vivaci attività collaterali, dai corsi di yoga alla scrittura creativa con la scuola Holden di Baricco. Purtroppo, per ora di altri progetti si parla poco. A parte di una mostra su Boccioni che, a primavera, sposterà il cuore della sala sul futurismo a Palazzo Reale. Speriamo non sia solo un trasloco.



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