mercoledì 14 ottobre 2015

L'opinione (di Eugenio Bitetti)

L'arte contemporanea puzza... di banalità

da una invettiva di Eugenio Bitetti, gallerista milanese, contro i piedi nudi (e pelosi) usati da Amaci per promuovere la Giornata del Contemporaneo.


“Friederich Fischer… disse una volta che esistono dipinti che uno potrebbe veder puzzare. Il concerto per violino di Tchaikowsky ci pone per la prima volta di fronte alla rivoltante idea che esistano composizioni musicali che uno potrebbe sentir puzzare”. Il brano testé citato è tratto dalla recensione che Eduard Hanslick scrisse, del tutto giustamente, sul concerto per violino di P. I. Tchiaikowsky, e noi ci chiediamo, a questo punto, come mai nella critica d’arte contemporanea non sia mai più possibile imbattersi in giudizi simili. Prendiamo ad esempio i piedi fotografati da Alfredo Pirri e scelti dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani quale immagine simbolo della Giornata del Contemporaneo, celebratasi sabato 10 Ottobre. Che dire di questa foto, oltre al fatto che implora disperatamente di essere coperta con un paio di calzini, anche bianchi e corti, purché siano?
Il trattamento della luce non pare proprio all’altezza dei grandi maestri della fotografia, l’inquadratura ricorda comicamente quelle vignette degli anni Sessanta, col grassone in bagno su una bilancia che si riempie di crepe; i piedi, va bene che naturalia non sunt turpia, però li poteva scegliere meno pelosi e ordinari; così non è proprio un bello spettacolo. Invece, per AMACI, Passi … rappresenta un gesto semplice e allo stesso tempo inquietante: sfidare a piedi nudi una superficie fredda e (forse) tagliente. Pirri costringe tutti noi spettatori a un atto di fiducia, ci invita ad abbandonarci, a metterci in relazione con qualcosa di cui percepiamo la pericolosità senza coglierne esattamente la portata”, ecc. ecc.
Praticamente il solito pippone del messaggio usato come toppa giustificativa per un’opera banale e, ci sia consentito, brutta. E la critica, invece di stroncare, tace, o commenta con le stesse parole dell’AMACI.
Questa accondiscendenza si motiva di solito con l’argomento che l’arte contemporanea è qualcosa di diverso da quella che l’ha preceduta (a me invece piacerebbe stabilire un confronto tra Alfredo Pirri e Man Ray o Tina Modotti, guarda un poco); praticamente con la tacita ammissione che l’arte sarebbe morta, come secondo l’opinione di Hegel il buontempone.
Ma se è veramente morta - come con sempre maggiore evidenza pare - o la si leva dai piedi (è qui il caso di dirlo), con la puzza e tutto il resto, oppure si infierisce sul cadavere, come Achille sul corpo di Ettore: legato al carro per le caviglie e trascinato intorno alle mura di Troia.

È questo che chiediamo alla critica d’arte contemporanea.  

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