sabato 31 ottobre 2015

the review

Anthony McCall’s. Solid Light Works
At the LAC in Lugano.
Walk in the Light!



Your first impression is dizzying. In the dark that envelops everything, you are afraid you might stumble over something that isn’t there. Anthony McCall’s “Solid Light Works” solo exhibition, curated by Bettina Della Casa, is made up of just that, works of solid light in the vast underground environment of the LAC in Lugano (until 31 January). The British artist, New Yorker by adoption, who has studied light, spaces and volumes as the basic elements of art since the 1970’s, invites you to experience the exhibition as a physical experience. As your pupils dilate in the darkness, five projectors trace luminous beams in the air that coil very slowly together to create profiles of inexistent sculptures and suspended ectoplasms. Entering into the fluorescent cones, instinct tells you to reach out your hand to grab the void, made dense by a vaporous haze created by old fog machines and smoke machines used in theaters and cinemas for black and white films.
The play of shadow and fog create (non-)bodily sensations and McCall has obtained his goal: put the viewer in the centre of the “frame”, stimulate his perceptions, conceptualize on the eternal themes of passing time and movement that changes things. In the span of an hour, a point of light expands to become a circle; this is the first historic work entitled Line Describing a Cone from 1973. This concept does not change in more recent works: ellipses, spirals, lemniscates (once he drew them on film, now he entrusts them to sophisticated digital animation) generate hypnotic images in space and in the mind of those who cross through the silence. The immersion into Meeting You Halfway and Face to Face leads the viewer to a subtle reflection on communication, on the possible dialogue between those you might meet in the light.

(from La Repubblica, ottobre 2015)

mercoledì 14 ottobre 2015

L'opinione (di Eugenio Bitetti)

L'arte contemporanea puzza... di banalità

da una invettiva di Eugenio Bitetti, gallerista milanese, contro i piedi nudi (e pelosi) usati da Amaci per promuovere la Giornata del Contemporaneo.


“Friederich Fischer… disse una volta che esistono dipinti che uno potrebbe veder puzzare. Il concerto per violino di Tchaikowsky ci pone per la prima volta di fronte alla rivoltante idea che esistano composizioni musicali che uno potrebbe sentir puzzare”. Il brano testé citato è tratto dalla recensione che Eduard Hanslick scrisse, del tutto giustamente, sul concerto per violino di P. I. Tchiaikowsky, e noi ci chiediamo, a questo punto, come mai nella critica d’arte contemporanea non sia mai più possibile imbattersi in giudizi simili. Prendiamo ad esempio i piedi fotografati da Alfredo Pirri e scelti dall’Associazione Musei d’Arte Contemporanea Italiani quale immagine simbolo della Giornata del Contemporaneo, celebratasi sabato 10 Ottobre. Che dire di questa foto, oltre al fatto che implora disperatamente di essere coperta con un paio di calzini, anche bianchi e corti, purché siano?
Il trattamento della luce non pare proprio all’altezza dei grandi maestri della fotografia, l’inquadratura ricorda comicamente quelle vignette degli anni Sessanta, col grassone in bagno su una bilancia che si riempie di crepe; i piedi, va bene che naturalia non sunt turpia, però li poteva scegliere meno pelosi e ordinari; così non è proprio un bello spettacolo. Invece, per AMACI, Passi … rappresenta un gesto semplice e allo stesso tempo inquietante: sfidare a piedi nudi una superficie fredda e (forse) tagliente. Pirri costringe tutti noi spettatori a un atto di fiducia, ci invita ad abbandonarci, a metterci in relazione con qualcosa di cui percepiamo la pericolosità senza coglierne esattamente la portata”, ecc. ecc.
Praticamente il solito pippone del messaggio usato come toppa giustificativa per un’opera banale e, ci sia consentito, brutta. E la critica, invece di stroncare, tace, o commenta con le stesse parole dell’AMACI.
Questa accondiscendenza si motiva di solito con l’argomento che l’arte contemporanea è qualcosa di diverso da quella che l’ha preceduta (a me invece piacerebbe stabilire un confronto tra Alfredo Pirri e Man Ray o Tina Modotti, guarda un poco); praticamente con la tacita ammissione che l’arte sarebbe morta, come secondo l’opinione di Hegel il buontempone.
Ma se è veramente morta - come con sempre maggiore evidenza pare - o la si leva dai piedi (è qui il caso di dirlo), con la puzza e tutto il resto, oppure si infierisce sul cadavere, come Achille sul corpo di Ettore: legato al carro per le caviglie e trascinato intorno alle mura di Troia.

È questo che chiediamo alla critica d’arte contemporanea.  

sabato 10 ottobre 2015

In libreria

In uscita, edito da Officina Libraria
La Milano scolpita da Leone Lodi
un viaggio sulla pelle della città
presentazione al Palazzo della Borsa sabato 24 ottobre ore 11
con Armando Besio e Giuseppe Frangi
nell'ambito di Bookcity 2015






mercoledì 7 ottobre 2015

La replica

Palazzo Reale è in crescita
Reazione secca dal Comune

"Abbiamo registrato dal 20 al 40% in più di ingressi".
Conti alla mano, non si può definirlo un successo.
L'osservatorio del turismo italiano registra una affluenza turistica media annua di circa 6milioni di turisti in arrivo a Milano. 
Se con Expo ne sono arrivati 17milioni, ovvero 
il 200% in più rispetto allo standard, significa che un aumento dal 20 al 40% è comunque scarso.
Meglio al Castello Sforzesco, dove il nome di Michelangelo e della Pietà Rondanini, hanno conquistato lo straniero, raggiungendo la quota del 64% extra rispetto al passato.
La matematica non è un'opinione.

martedì 6 ottobre 2015

Il reportage

Lo sboom delle mostre
oggi in edicola, su la Repubblica, un resoconto dalle mostre di Expo.
Tutti i numeri, fra alti e bassi.
Le ragioni del flop. Che non dipende dalla qualità, ma da una serie di misteriosi eventi...


I numeri quotidiani
Leonardo ha chiuso con una media di 2.415 al giorno, per 235mila ingressi totali.
Giotto ne conquista (solo) 1.200.
Arts&Food in Triennale, giostra milionaria, arriva a stento a 730.
I Visconti e gli Sforza ne hanno raggiunti appena 400 (peccato).
Disfatta per il Mudec da 300 persone al dì.
La Grande Madre della Fondazione Trussardi tocca i 410, che per l'arte contemporanea non è male.


Numeri a parte, le mie preferite restano Giotto e La Grande Madre, dal 300 al 2000, arte antica e ultime frontiere. Meritano di essere viste in tandem. Anche se il biglietto abbinato non c'è. Sob!