lunedì 27 luglio 2015

Da domani, su Repubblica

L'arte è servita. 
Opere, oggetti e ricette per una tavola da manuale.
Onde evitare l'indigestione (visto che, di cibo, ne abbiamo fin sopra i capelli), la portata principale sarà condita d'ironia. Aspettatevi manicaretti al veleno e cucine da incubo!
Da domani, nelle pagine estive di Repubblica. 














venerdì 24 luglio 2015

Faccia d'angelo

La nuova rubrica dell'estate racconta, in pillole, storie di opere celestiali.
Luoghi paradisiaci, fra mostre da vedere e scorci di una natura vergine.
Libri divini per sognare e toccare il cielo con un dito.
Una rubrica che mette le ali!

Si comincia con questo capolavoro di Raffaello conservato all'Accademia Carrara di Bergamo.
Fresca di restauri, ha riaperto le porte da poche settimane e sembra un piccolo Louvre in terra lombarda.
Il volto di San Sebastiano del maestro d'Urbino è l'immagine di copertina del catalogo "Cento Capolavori", edito da Officina Libraria. La qualità del volume è splendida. Legatura cartonata. Fotografie dai colori impeccabili. Schede narrative da leggere con piacere. Il prezzo è pop: 19 euro e 90. Meno di un romanzo da ombrellone.
Fra le mie opere preferite: La Madonna col Bambino di Andrea Mantegna, occhi da gatta e pelle di pesca. Il Ritratto di giovane uomo di Lorenzo Lotto, magnetico come il Conte Vlad da piccolo. Paolo e Francesca di Previati, un drammone romantico che strappa il cuore. Angeli caduti. Fall in love.


giovedì 23 luglio 2015

La recensione

La peste è finita!
Il Barocco a Novara è un capolavoro di armonia

(da La Repubblica di martedì 21 luglio)



L'arte dopo la peste. Dopo San Carlo e dopo la Controriforma. L'arte di un Seicento uscito dai tempi bui dei contagi, dei pentimenti e delle flagellazioni. È l'arte di un secolo d'oro della pittura italiana, di una creatività felice, edificante, popolare, quella che racconta la mostra “Capolavori del Barocco: il trionfo della pittura nelle terre novaresi” allestita nell'Arengo del Broletto e nella Sala Casorati di Novara. Curato da Annamaria Bava e da Francesco Gonzales, il percorso, costruito intorno a una sessantina di pezzi museali, è un viaggio al termine della notte, fra pale d'altare con Madonne incoronate e ritratti di Santi che hanno smesso di soffrire (come piaceva al cuore penitente del Borromeo) e svelano, al contrario, le proprie virtù, come una lezione di vita ai fedeli di buon animo. Archiviati i dettami del cattolicesimo post tridentino, che imponevano toni mesti, ambienti lividi e dubbi amletici, ecco allora pittori dal tocco leggero, coloristi meravigliosi, capaci di trasformare ogni scena evangelica in una sfilata di moda. Il San Michele Arcangelo del Ceranino è un dandy con l'armatura lucida e le ali morbide di balsamo. L'Immacolata di Carlo Francesco Nuvolone ha un manto turchese, gonfio e croccante, come un modello di Roberto Capucci. I loro maestri – che Giovanni Testori aveva battezzato “i pestanti”, perché vissero a cavallo fra la peste di San Carlo e l'epidemia del cugino Federico – avevano lasciato un segno per l'intensità di un dolore condiviso, ma la svolta barocca portò con sé una ventata di fiducia e una finalità pedagogica mai vista. Bando alle figure luttuose, ogni opera doveva parlare ai credenti, attraverso scene di episodi devozionali che potessero trascinare verso l'alto – con un colpo di teatro! – lo spirito degli umili. Un coinvolgimento popolare destinato a raccogliere proprio nelle terre novaresi un alto gradimento. Novara, che viveva in simbiosi con Milano, controllata dalla lunga mano dei principi Borromeo, i feudatari del Lago, e da quella dei vescovi di una diocesi espansa, assorbì il gusto e le tendenze in voga in città. Lo stile raffinato delle committenze milanesi raggiunse le sue chiese, insieme a pattuglie di artisti che si spostavano regolarmente lungo l'asse Bologna Milano Genova, seminando novità. Una su tutte: il fascino distillato in Liguria dai fiamminghi Rubens e Van Dyck, i signori degli anelli e dei tessuti ricamati, che influenzarono i colleghi italiani (e piemontesi) con i loro modi sontuosi. Lo si vede dal trionfo di gioielli che Federico Bianchi dipinge nel suo Ritrovamento di Mosè, dagli abiti vaporosi dei Santi di Abbiati o Zanatta, dai bimbi floridi con le carni burrose di Carlo Preda. Questa gioia di vivere culmina con l'esordio sulla scena dell'arte di Guido Reni, Guercino, Pietro da Cortona e Maratta, maestri assoluti del genere, che la mostra cala in chiusura come un poker di re, eredi ideali di un'arte nata come antidoto alla peste manzoniana.

Capolavori del Barocco: il trionfo della pittura nelle terre novaresi, Arengo del Broletto e Sala Casorati di Novara, fino al 27 settembre, ingresso libero, mar-dom 10-18.30, tel. 0321.394059.





venerdì 3 luglio 2015

La mostra

Alberto Ghinzani. OPEN AIR
Apre, nel cuore della Lomellina, un parco di sculture all'aperto.
Al Castello d'Agogna, le opere di Ghinzani sposano gli umori del creato.