sabato 2 maggio 2015

Un minuto di silenzio

Milano devastata dall'ignoranza.
Ma l'amor proprio vince sulla miseria del pensiero.

Nei giorni scorsi stavo pensando a un nuovo post tempestato di domande su questioni di attualità che meriterebbero una risposta. 
Una cosa del tipo:
Perché McDonalds sfoggia il marchio di Expo quando dovrebbe essere l'ultimo marchio al mondo a fregiarsi di un logo di qualità, sostenibilità e rispetto delle risorse naturali?
Perché l'assessore alla cultura di Milano continua a parlare di “autorevolezza della curatela” riferendosi a personaggi che non hanno mai scritto una riga scientifica in tutta la loro vita?
Perché vantarsi che i musei milanesi sono quelli meno cari d'Europa e poi lagnarsi del fatto che non ci siano i soldi per pagare i custodi, mentre le sale restano chiuse?
Perché, se dico Morandi, tutti pensano al cantante?
Perché, da noi, i monumenti storici crollano, mentre in mezzo mondo ce li copiano costruendo falsi dalla California a Tokyo, e ci guadagnano pure sui visitatori?
Perché il guardiano dei cessi di un museo londinese è più elegante e professionale di ogni nostro addetto all'accoglienza?
Potrei andare avanti per ore, poi, però, penso a quello che è successo a Milano, alla forza devastatrice dell'ignoranza e alla mancanza di qualsiasi rispetto, oltre che di qualsiasi idea che possa giustificare (ma anche no!) un atto di violenza del genere, e le mie domande diventano futili.
Vedo le foto dei milanesi che puliscono le strade costellate di bombolette, che raccolgono vetri di auto e vetrine rotte, imbiancano muri imbrattati da scritte insignificanti e penso che l'amore per il bene comune sia superiore a ogni diatriba.
Penso che, l'altro giorno, attraversando la città a piedi, ho visto terminati quasi tutti i cantieri di ripristino nei quartieri pedonali e non. A Porta Ticinese, sui Navigli, sembrava di essere sulla Senna. Piazza Sant'Alessandro pareva un angolo di Montparnasse. Garibaldi era più pulita di Notting Hill. Oggi, la Fondazione Prada, che sta aprendo i battenti in Largo Isarco, fa impallidire la Serpentine Gallery e persino il nuovo Whitney Museum, disegnato da Renzo Piano (altro motivo d'orgoglio).
Insomma, per un giorno, trattengo la vena polemica e ammetto che la cultura, a volte, non sta solo dentro le mostre e i musei, ma anche per le strade, fra la gente che ama e onora il suo paese, mentre i poveri di idee cercano di offenderlo, confermando solo la propria pochezza. 
Retorica? Sì, e ne vado fiera.  


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