mercoledì 8 aprile 2015

Per Alberto Ghinzani

Un grande artista, ma soprattutto un amico.

Ricordo Alberto un pomeriggio di giugno, caldissimo, nella piazza di Vigevano raccontarmi storie e miracoli di un patrimonio nascosto in Lomellina. Me lo ricordo nel suo studio, quando mi spiegava i segreti della fusione a cera persa e di come le sue sculture fossero realizzate saltando un passaggio, affinché la materia conservasse ancora le impronte delle sue dita sapienti. Ricordo Alberto nel suo regno, la Permanente di Milano, che è diventata Museo grazie alla sua tenacia e alla sua cultura. Lo ricordo a Valle, quando mi accompagnava in un negozietto dietro l'angolo di casa a comprare riso nero e biscotti artigianali. Ricordo che mi fece scoprire Regina nel museo di Mede e nell'allestimento che aveva progettato lui, tutto per lei. Con amore e con competenza. E ricordo tutti gli altri artisti che mi invitò a studiare. "Sono stati fondamentali - diceva - devi lavorarci su". Germaine Richier, Eduardo Paolozzi, Arroyo. Ricordo quando insisteva con gli enti pubblici affinché affidassero le mostre ai giovani curatori. Lui, in prima persona, ci teneva a convocare nomi nuovi per le curatele delle sue mostre. Non aveva paura che non fossero nomi altisonanti, credeva nel valore degli studiosi emergenti. Ricordo quando mi spiegò il concetto della nuova pittura di immagine, "the new image painting", diventata una mostra importante per la Permanente. Me la affidò (insieme a Michele Tavola), fidandosi. La intitolammo "Da Bacon ai Beatles. Nuove immagini in Europa negli anni del Rock". Ricordo che non voleva assolutamente questo titolo. E che mi rimbrottò per giorni. Era troppo pop per i suoi gusti rigorosi. Poi, alla fine, stropicciandosi il ciuffo che gli ricadeva sempre sul volto, mi accontentò sbuffando. "L'hai avuta vinta tu!" mi disse. E rise con affetto.

Nessun commento:

Posta un commento