venerdì 10 aprile 2015

Miart a Milano


Il ritorno dei Re. Di quadri!

Un aggettivo per Miart? «Solida». Non ha dubbi il direttore Vincenzo de Bellis sul valore della nuova edizione della fiera d'arte moderna e contemporanea inaugurata ieri a fieramilanocity (fino a domenica). E non nasconde l'entusiasmo perché la considera una sua creatura, «la mia fiera» dice e ride. Quella che, in tre anni di lavoro – da quando gli è stata affidata la curatela, nella speranza di risollevare le sorti di una kermesse sbiadita – lui e il suo staff di giovani critici hanno trasformato in un appuntamento davvero internazionale, con metà delle gallerie in arrivo dall'estero, 75 su 155 stand totali. «Non siamo ai livelli di Basilea (l'evento più noto al mondo), ma la direzione è buona». I nomi giusti ci sono: specialisti quotati, come gli italiani Minini, De Carlo, Lia Rumma, Cortese, Lorenzelli o Stein e gli stranieri potentissimi, Bortolami e Gavin Brown da New York, König da Berlino, Corrias da Londra. I numeri non mancano: 45mila visitatori attesi, 7mila vip card di cui 100 al giorno richieste da nuovi visitatori, in lista per un posto nel vip lounge dove discutere di acquisti a sei zeri. Superano infatti il milione di euro le opere di De Chirico, Morandi, Fontana, allineate nella sezione dei maestri. Il bello è che, diversamente dal vecchio Miart, dove fra moderno e contemporaneo esisteva una frattura scomposta, nel Miart di de Bellis tutto si crea e nulla si distrugge. Soprattutto i dialoghi virtuosi fra passato e presente. Fra le aree degli Established (gli affermati), degli Emergent (gli emergenti) e la sezione THENnow (ora e allora) rimbalzano autori chiamati a interagire. La giovane Jorinde Voigt, tedesca di Francoforte reduce dal Premio Frescobaldi, si confronta con Marisa Merz; l'americano minimalista Tony Lewis con il signore dell'arte povera Jannis Kounellis; Paloma Varga Weisz, scultrice raffinata di uomini e oggetti guarda alle bottiglie di Morandi come una lezione di stile. Alla Galleria d'arte maggiore di Bologna il colloquio scatta fra i classici: gli Amanti di Leoncillo vanno d'accordo con un dipinto museale di De Chirico, I gladiatori del 1928; la data “antica” fa salire il prezzo a un milione e 800mila euro. Per restare in tema di antichità, colpisce la presenza di tanta scultura votata al recupero di temi greco-romani. Giulio Paolini, mente teorica del concettuale italiano, ha allineato dal torinese Noire, La casa di Lucrezio, otto calchi in gesso di una testa apollinea; la quotazione supera i 300mila euro. Igor Mitoraj, lo scultore polacco, appena scomparso, famoso per le figure elleniche bendate come reperti senza memoria, è protagonista di un solo show da Contini; le quotazioni viaggiano sui 400mila euro. Stesse cifre per il big inglese Antony Gormley, in attesa di una mostra al Forte Belvedere di Firenze, ora dalla Galleria Continua di San Gimignano. Splendidi anche la Grande Parete di Uncini da Marconi, i cerchi in acciaio di Staccioli da Spazia, la bicicletta scavata nel legno dal birmano Aung Ko. Fra i giovani da tenere d'occhio, con prezzi a misura di neofita, c'è l'imbarazzo della scelta. Come il pittore americano Richard Aldrich arrivato da Bruxelles con la galleria Dépendance, Margherita Manzelli, l'italiana scoperta da Kimmerich a Berlino (fa piacere lo scambio culturale) o l'inglese Laura Aldridge presentata da Koppe Astner di Glasgow, autrice di dischi solari (affordable) da 5mila euro. Tutti pronti a prendere il volo, insomma. Compresi i due piccioni che hanno fatto il nido sulle travi del soffitto e fluttuano felici fra le installazioni. Ieri notte un paio di falchi sono stati liberati per convincerli a sloggiare. Senza successo. Non volevano perdersi l'inaugurazione.
(da La Repubblica, 9 aprile 2015)

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