mercoledì 29 aprile 2015

Anteprima

Giuseppe e i suoi fratelli.
Il principe dei sogni negli arazzi di Pontormo e Bronzino.
Capolavori di stoffa. Al Palazzo Reale di Milano.
In edicola su La Repubblica.

Il casto Giuseppe sfugge alla proposta indecente della moglie (vogliosa) di Putifarre. Un gioiello di erotismo, senza tabù!



martedì 28 aprile 2015

Il museo ritrovato


Riaperta, a Bergamo, l'Accademia Carrara.
I capolavori del conte per un piccolo Louvre in terra lombarda. 

Giovanni Bellini, Ritratto di giovane uomo.
Un nastro d'oro sulla bella facciata neoclassica come su un pacco da scartare. Dopo sette anni di chiusura, di lavori e di restauri, l'Accademia Carrara di Bergamo riapre le porte al pubblico e svela i suoi tesori in un assetto da grande museo. Come, di fatto, è. Un piccolo Louvre in terra lombarda che, da 250 anni, custodisce capolavori di cinque secoli di storia dell'arte italiana. Il lungo periodo di inattività, dovuto agli interventi che hanno ribaltato impianti, finiture e servizi, sembra – a questo punto – fin troppo breve rispetto alla mole del risultato. Un po' di numeri aiutano a farsi un'idea: 2mila metri quadrati di spazio, 610 pezzi esposti su 2mila opere in collezione, 28 sale, 11milioni di euro di investimento e 1milione e mezzo solo per gli allestimenti, per luci e pareti, tre nuovi libri, la guida breve, la guida per bambini e i Cento capolavori in cofanetto, editi dalla milanese Officina Libraria. «La quantità è tale che la vastità non basta» si legge all'inizio del percorso. È una frase uscita da una cronaca del Settecento che celebrava, già allora, la sfida del conte collezionista Giacomo Carrara innamorato di un sogno: quello di regalare alla sua città una pinacoteca costruita attorno al suo patrimonio di quadri e sculture e di coronarla con una accademia per giovani artisti, pronti a formarsi sull'esempio illustre dei maestri del passato. Sbirciando sulle pareti che decorano la hall, si vedono i graffiti degli allievi dell'epoca che lasciarono le loro firme fra i marmi dell'antica aula di disegno, ora destinata all'accoglienza. Mettono i brividi. E fanno riflettere sulla continuità di una storia ancora viva nei laboratori della scuola d'arte e nelle sale del museo. Qui i gioielli di Giacomo Carrara, arricchiti da quelli degli altri 240 donatori succeduti nel tempo (tutti nominati all'ingresso, come fanno i musei americani per gratificare i benefattori) godono adesso di un ambiente vellutato, nei toni del grigio, perfetto per non stancare gli occhi in un tour serrato di opere da manuale. La partenza è col botto: la grande pittura fra gotico e rinascimento allinea subito i Tre crocefissi di Foppa, la Madonna con bambino di Mantegna, il Ritratto di giovane uomo di Bellini, un tondo di Donatello, una Madonna di Antonello da Messina, tutti inginocchiati davanti all'esile ma preziosissimo Ritratto di Leonello d'Este di Pisanello, il colto marchese di Ferrara che, nel famoso regesto inglese 1001 quadri da vedere nella vita, edito da Universe, è schedato fra i masterpieces del mondo. Passando dalla Toscana di Botticelli e Raffaello, con un San Sebastiano eletto a icona del museo, e dalla Lombardia di Bergognone e Luini, prima e dopo Leonardo, si approda alle sale monumentali, all'infilata di pale d'altare del Cinquecento maturo, ai volti ipnotici di Lorenzo Lotto, alle Madonne burrose di Tiziano, avanti fino ai cavalieri oscuri di Giovanni Battista Moroni, la risposta bergamasca agli enigmi della Gioconda. Barocco e Rococò trionfano sotto le arcate settecentesche del piano nobile, dove Fra' Galgario, il frate-pittore dei potenti, che li dipinse impomatati per sferzare la loro pochezza, precede il boom della natura morta seicentesca, con gli strumenti musicali di Baschenis, signore della polvere e del tempo che scorre. Dribblando le sculture uscite dalla raccolta del grande storico dell'arte Federico Zeri, gessi fastosi e bizzarri, s'incontra un nucleo di ritratti dagli occhi profondi di Cesare Tallone e Giovanni Carnovali, l'ultimo romantico, padre degli Scapigliati, impressionista prima degli impressionisti francesi. Struggente il finale – forse un po' affollato – in cui giace l'amore spezzato di Paolo e Francesca, capolavoro di Previati (gli inglesi dovrebbero aggiungerlo alla guida!) e il Ricordo di un dolore di Pellizza da Volpedo, commuovente fino al midollo. Anche se si esce col cuore in mano, la festa per il museo ritrovato contagia d'allegria.  

da La Repubblica, giovedì 23 aprile 2015

venerdì 17 aprile 2015

Anteprima

Al Museo Maga di Gallarate
Tutti i colori di Missoni.
La factory italiana che ha fatto dell'abito una forma d'arte.

















Vivamente consigliata la visita con i racconti sonori di Storyville. Una mostra da ascoltare.

mercoledì 15 aprile 2015

Il dettaglio

L'amata immortale
Nella mostra di Leonardo a Milano, manca il celebre ritratto della Dama con l'ermellino.
Ma il disegno delle sue mani leggere c'è ed è un capolavoro assoluto.
Un bozzetto, uscito dalla Royal Collection di Windsor, racconta gli studi eseguiti dal maestro
sulle pose di Cecilia Gallerani, la giovane amante di Ludovico il Moro.
Che - bella e gentile com'era - ammaliò anche il genio toscano risvegliando le sue predilezioni etero!
"Amatissima mia diva" recita una lettera del maestro che pare fosse indirizzata proprio a lei.
Cecilia, amore platonico di un artista inquieto, che ritrasse le sue mani sognando (forse)
di averle addosso...



martedì 14 aprile 2015

In edicola

Leonardo. Prima della prima.
La grande mostra al Palazzo Reale di Milano.
Il racconto della visita, a porte chiuse, su La Repubblica.






lunedì 13 aprile 2015

La mostra (da non perdere)


Juan Muñoz all'Hangar Bicocca
La macchia umana
Uomini trottola e mezz'uomini. L'umanità instabile del maestro spagnolo della scultura. 


Nel 1992, a Kassel, per Documenta IX, presentò un corteo di uomini-trottola, ominidi avvolti in lunghi impermeabili e ondeggianti su grandi sfere gonfiate al posto delle gambe, allusione surreale all'instabilità dell'esistenza. Così Juan Muñoz, spagnolo di Madrid, classe 1953, scomparso nel 2001 a Ibiza, si fece notare, alla celebre manifestazione tedesca, come il primo scultore contemporaneo ad aver saputo orchestrare un realismo figurativo con elementi astratti, installati in ambienti reali, immersi in un'atmosfera metafisica. Un melting pot di ingredienti stranamente armonici, considerati fino a pochi anni prima inavvicinabili e che, grazie all'abilità narrativa di Muñoz, finivano per andare d'accordo. Non per nulla lui amava definirsi uno “storyteller”, un narratore di storie, popolate di personaggi grotteschi, mezz'uomini dai lineamenti orientali e i gesti goffi, fumettoni fatti di cartapesta, resina o bronzo. Proprio come quelli che oggi arrivano all'Hangar Bicocca per la prima mostra allestita in Italia, curata da Vicente Todolí, nello spazio sostenuto da Pirelli. Quindici sono le opere che animano il percorso espositivo, costellato di sculture complesse, gruppi simili a coreografie, episodi cristallizzati nello spazio, fra cui il celebre Double Bind, il doppio legame, secondo la definizione psicologica del termine, opera colossale realizzata nel 2001 per la Tate Modern di Londra, poco prima della sua scomparsa e ora ricostruita integralmente. Accanto a lei sfilano decine di figure inquiete, protagoniste di installazioni ambigue. Acrobati, nani, marionette, ballerine e strani manager dall'aria seriosa, yuppies chiusi nei loro abiti grigi, inghiottiti da poltrone rigide come gabbie. È uno sguardo sulle situazioni alienanti del vivere quotidiano, figlie della cultura figurativa degli anni Ottanta, del ritorno all'immagine (in Italia c'era la Transavanguardia) e dell'indagine sui problemi del disadattamento, abbinata alla critica sociale in pieno edonismo reaganiano. Il risultato è un viaggio angoscioso dentro le nostre paure. Tanto più che le installazioni ambientali richiedono di essere attraversate, trasformando il visitatore in un attore della scena. «La scultura avvolge lo spazio che occupa, restringendolo dall’estremità al centro in tutta la sua estensione, come un foglio che volteggia nell’aria prima di posarsi sul suolo». Se il coinvolgimento scatta subito nella prima sala, bisogna arrivare all'ultima per digerire il mattone di un messaggio universale sul destino dell'uomo in tempi di crisi. E, per questo, Muñoz è bravissimo nell'evitare il didascalico, proiettando ogni situazione in una dimensione assoluta. Complice la sua conoscenza del linguaggio classico della scultura e del concetto greco di teatro e di catarsi: la tragedia per Muñoz costringe tutti a sfogare i propri impulsi, in una sorta di esorcismo di massa.

Juan Muñoz, Double Bind & Around
HangarBicocca, via Chiese 2. Fino al 23 agosto. Orari: gio-dom 11-23.
Ingresso gratuito. Info 0266111573
(da Tuttomilano, La Repubblica, aprile 2015)

domenica 12 aprile 2015

Abbinamenti virtuosi



I pruni fioriti di Piazza Insubria a Milano
(foto di Daniela Lodi)
si abbinano a meraviglia con
la Camera Picta di Valentino Vago
per la galleria di Luca Tommasi
(opening giovedì 16 aprile).
Da non perdere.
Entrambi.
La vie en rose!






venerdì 10 aprile 2015

Miart a Milano


Il ritorno dei Re. Di quadri!

Un aggettivo per Miart? «Solida». Non ha dubbi il direttore Vincenzo de Bellis sul valore della nuova edizione della fiera d'arte moderna e contemporanea inaugurata ieri a fieramilanocity (fino a domenica). E non nasconde l'entusiasmo perché la considera una sua creatura, «la mia fiera» dice e ride. Quella che, in tre anni di lavoro – da quando gli è stata affidata la curatela, nella speranza di risollevare le sorti di una kermesse sbiadita – lui e il suo staff di giovani critici hanno trasformato in un appuntamento davvero internazionale, con metà delle gallerie in arrivo dall'estero, 75 su 155 stand totali. «Non siamo ai livelli di Basilea (l'evento più noto al mondo), ma la direzione è buona». I nomi giusti ci sono: specialisti quotati, come gli italiani Minini, De Carlo, Lia Rumma, Cortese, Lorenzelli o Stein e gli stranieri potentissimi, Bortolami e Gavin Brown da New York, König da Berlino, Corrias da Londra. I numeri non mancano: 45mila visitatori attesi, 7mila vip card di cui 100 al giorno richieste da nuovi visitatori, in lista per un posto nel vip lounge dove discutere di acquisti a sei zeri. Superano infatti il milione di euro le opere di De Chirico, Morandi, Fontana, allineate nella sezione dei maestri. Il bello è che, diversamente dal vecchio Miart, dove fra moderno e contemporaneo esisteva una frattura scomposta, nel Miart di de Bellis tutto si crea e nulla si distrugge. Soprattutto i dialoghi virtuosi fra passato e presente. Fra le aree degli Established (gli affermati), degli Emergent (gli emergenti) e la sezione THENnow (ora e allora) rimbalzano autori chiamati a interagire. La giovane Jorinde Voigt, tedesca di Francoforte reduce dal Premio Frescobaldi, si confronta con Marisa Merz; l'americano minimalista Tony Lewis con il signore dell'arte povera Jannis Kounellis; Paloma Varga Weisz, scultrice raffinata di uomini e oggetti guarda alle bottiglie di Morandi come una lezione di stile. Alla Galleria d'arte maggiore di Bologna il colloquio scatta fra i classici: gli Amanti di Leoncillo vanno d'accordo con un dipinto museale di De Chirico, I gladiatori del 1928; la data “antica” fa salire il prezzo a un milione e 800mila euro. Per restare in tema di antichità, colpisce la presenza di tanta scultura votata al recupero di temi greco-romani. Giulio Paolini, mente teorica del concettuale italiano, ha allineato dal torinese Noire, La casa di Lucrezio, otto calchi in gesso di una testa apollinea; la quotazione supera i 300mila euro. Igor Mitoraj, lo scultore polacco, appena scomparso, famoso per le figure elleniche bendate come reperti senza memoria, è protagonista di un solo show da Contini; le quotazioni viaggiano sui 400mila euro. Stesse cifre per il big inglese Antony Gormley, in attesa di una mostra al Forte Belvedere di Firenze, ora dalla Galleria Continua di San Gimignano. Splendidi anche la Grande Parete di Uncini da Marconi, i cerchi in acciaio di Staccioli da Spazia, la bicicletta scavata nel legno dal birmano Aung Ko. Fra i giovani da tenere d'occhio, con prezzi a misura di neofita, c'è l'imbarazzo della scelta. Come il pittore americano Richard Aldrich arrivato da Bruxelles con la galleria Dépendance, Margherita Manzelli, l'italiana scoperta da Kimmerich a Berlino (fa piacere lo scambio culturale) o l'inglese Laura Aldridge presentata da Koppe Astner di Glasgow, autrice di dischi solari (affordable) da 5mila euro. Tutti pronti a prendere il volo, insomma. Compresi i due piccioni che hanno fatto il nido sulle travi del soffitto e fluttuano felici fra le installazioni. Ieri notte un paio di falchi sono stati liberati per convincerli a sloggiare. Senza successo. Non volevano perdersi l'inaugurazione.
(da La Repubblica, 9 aprile 2015)

mercoledì 8 aprile 2015

Per Alberto Ghinzani

Un grande artista, ma soprattutto un amico.

Ricordo Alberto un pomeriggio di giugno, caldissimo, nella piazza di Vigevano raccontarmi storie e miracoli di un patrimonio nascosto in Lomellina. Me lo ricordo nel suo studio, quando mi spiegava i segreti della fusione a cera persa e di come le sue sculture fossero realizzate saltando un passaggio, affinché la materia conservasse ancora le impronte delle sue dita sapienti. Ricordo Alberto nel suo regno, la Permanente di Milano, che è diventata Museo grazie alla sua tenacia e alla sua cultura. Lo ricordo a Valle, quando mi accompagnava in un negozietto dietro l'angolo di casa a comprare riso nero e biscotti artigianali. Ricordo che mi fece scoprire Regina nel museo di Mede e nell'allestimento che aveva progettato lui, tutto per lei. Con amore e con competenza. E ricordo tutti gli altri artisti che mi invitò a studiare. "Sono stati fondamentali - diceva - devi lavorarci su". Germaine Richier, Eduardo Paolozzi, Arroyo. Ricordo quando insisteva con gli enti pubblici affinché affidassero le mostre ai giovani curatori. Lui, in prima persona, ci teneva a convocare nomi nuovi per le curatele delle sue mostre. Non aveva paura che non fossero nomi altisonanti, credeva nel valore degli studiosi emergenti. Ricordo quando mi spiegò il concetto della nuova pittura di immagine, "the new image painting", diventata una mostra importante per la Permanente. Me la affidò (insieme a Michele Tavola), fidandosi. La intitolammo "Da Bacon ai Beatles. Nuove immagini in Europa negli anni del Rock". Ricordo che non voleva assolutamente questo titolo. E che mi rimbrottò per giorni. Era troppo pop per i suoi gusti rigorosi. Poi, alla fine, stropicciandosi il ciuffo che gli ricadeva sempre sul volto, mi accontentò sbuffando. "L'hai avuta vinta tu!" mi disse. E rise con affetto.

mercoledì 1 aprile 2015

In edicola

La Camera degli Sposi riapre dopo tre anni dal terremoto del 2012. Che mise in serio pericolo la più bella e ardita decorazione laica nell'arte di tutti i tempi.
Mantova festeggia con un nuovo museo. Palazzo Ducale unito al Castello di San Giorgio.
Mantegna, genio di vertigine e ironia. Capace di costruire prospettive perfette e
popolarle di angioletti con gli attributi al vento!
Tutta la storia su La Repubblica.