mercoledì 4 marzo 2015

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Due metri sotto il cielo. 
E due metri sopra il quadro che ispirò Caravaggio!
Nella cappella di Santa Maria presso San Celso a Milano.
Gli studenti della Statale scoprono gli affreschi dimenticati di Moretto. 





Il quadro che ha ispirato Caravaggio in una cappella ricca di affreschi inediti. È merito degli studenti del corso di storia dell'arte moderna dell'Università Statale, se nella chiesa di Santa Maria dei Miracoli presso San Celso, in corso Italia, è rispuntato un ciclo di dipinti fino a oggi custoditi nell'ombra e ora attribuibili a una mano famosa. Quella di Alessandro Bonvicino, meglio noto come Moretto (1498-1554), il pittore bresciano considerato un maestro del Rinascimento lombardo, che ha lasciato un segno importante nella Milano del Cinquecento. Reduci da un lavoro di studio svolto in occasione della mostra su Berbardino Luini, allestita l'anno scorso a Palazzo Reale, e coordinato dai curatori, i professori Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa, questo team di allievi ha continuato – anche a mostra finita – le ricerche sul panorama di una città che, dopo l'onda d'urto di Luini e Bramantino (prima di loro, di Leonardo e Bramante), divenne la piazza più appetibile d'Italia, capace di richiamare Tiziano, autore della celebre Incoronazione di spine per Santa Maria delle Grazie (oggi al Louvre), e lo stesso Moretto, che nell'antico santuario di Santa Maria, in una cappella del deambulatorio, lasciò la sua splendida Caduta di San Paolo, con quello scorcio spericolato del Santo franato a terra, sotto la stazza del cavallo e un cielo in tempesta, che incantò il giovane Caravaggio deciso a replicare l'effetto vertigo nel suo capolavoro, la Conversione di Paolo, in Santa Maria del Popolo a Roma. Ma se questa è storia arcinota, il merito dei ragazzi, armati di una macchina fotografica acquistata per loro dall'Università, una Canon con un'obiettivo potente puntato sul soffitto altissimo e cupo della cappella, è di aver scoperto un collegamento fra l'intera decorazione dello spazio e l'opera del Moretto. Sembra infatti che il maestro di Brescia – documenti alla mano – avesse firmato un contratto vincolante per la «peintura de una cappella», e non di una sola pala d'altare, impegnato dunque a progettare la realizzazione di un ambiente intero, dove la tela costituiva il fulcro di un cantiere ben più ampio. Federico Giani, che ha condotto le ricerche, e Alessandro Uccelli, che ha avuto l'idea di restituire al maestro la paternità degli affreschi, hanno zoomato sui dettagli di una pittura a tutto campo, una specie di opera d'arte totale. Dove la figura di Cristo, affrescata in una vela, proietta raggi di luce che attraversano la cornice della pala, dritti verso lo sguardo di Paolo, colpito dall'illuminazione. E dove gli angeli, avvolti in panneggi rosa e croccanti, festeggiano la conversione con cartigli gloriosi. Una scoperta che aggiunge un tassello alla storia dell'arte (uno vero, finalmente, in epoca di Leonardi posticci) e, soprattutto, un'opera in più al curriculum del Moretto, di cui a Milano sono custoditi le ante di un polittico a Brera (diviso col Louvre) e la Sant'Orsola con le vergini al Castello Sforzesco. Peccato per lo stato di conservazione, le cadute e le muffe, che meriterebbero un intervento di restauro solerte.
(da La Repubblica, 4 marzo 2015)

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