domenica 8 febbraio 2015

Belle scoperte

La Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza.
La regina bianca torna a splendere in un capolavoro del gotico internazionale.
La visita sui ponteggi (fino ad aprile) è imperdibile!



Cinquecento metri quadrati di pittura, dipanati su 5 registri, in 45 scene, con 800 motivi tematici. È la più vasta impresa di decorazione del gotico internazionale. Una Assisi lombarda. Uno scrigno d'oro e di lapislazzuli che lascia interdetti per la ricchezza e lo splendore. Dentro il Duomo di Monza, accanto all'altare neoclassico dell'Appiani, nella cappella che custodisce la celebre corona ferrea – che cinse i Re d'Italia dal Medioevo all'Ottocento e la leggenda dice forgiata col ferro di uno dei chiodi della Croce di Cristo – è conservato un capolavoro dell'arte del Quattrocento restituito oggi al pubblico dopo sei anni di accuratissimi restauri. Allestita ancora come un cantiere, con i ponteggi montati nel centro dello spazio per permettere ai visitatori di arrampicarsi fino alla volta e di ammirare da vicino ogni immagine e migliaia di dettagli, la Cappella di Teodolinda incanta con le storie cortesi della regina longobarda che fece costruire il Duomo di Monza come una cappella palatina. Un tempio per accogliere le sue spoglie che, ottocento anni dopo, in epoca gotica, quando venne rimaneggiato, vide la bottega milanese dei fratelli Zavattari e una squadra di sedici pittori al loro servizio, offrire alla memoria dell'antica regina un'ala della basilica decorata al pari di un santuario. Ecco allora la sua figura candida ed elegante, vestita alla moda del ducato, riccioli d'oro e pelle eburnea, dominare ogni capitolo di un romanzo cavalleresco. Teodolinda giovane e volitiva alla corte bavarese del padre, che concede la sua mano ad Autari re dei Longobardi. Teodolinda che festeggia le sue nozze e beve vino da coppe gemmate. Teodolinda, regina vedova, che seppellisce, a un solo anno dal matrimonio, il primo marito e prende in sposo Agiulfo, il duca di Torino. E, ancora, Teodolinda che sogna la sua chiesa, abbraccia la fede cattolica e posa la prima pietra del Duomo, rinnegando i simboli pagani per garantire unità al regno. In una profusione di pastiglie dorate e colori brillanti, sottratti alla polvere e ai danni del tempo dalle mani della restauratrice Anna Lucchini e del suo team, autori di un'intervento che è costato (alla Regione, alla Fondazione Cariplo, alla Fondazione Marignoli e al World Monuments Fund) quasi 3milioni di euro, prendono forma episodi di caccia, banchetti, cortei, animati da migliaia di personaggi e dalla loro regina bianca. Un racconto corale conquista ogni angolo di superficie, si incunea fra gli spigoli, costruisce architetture illusionistiche, prospettive coraggiose. I volti, le acconciature, i gioielli, i calzari, i gesti, gli sguardi, sono teatro allo stato puro. Meglio ancora se visti dall'alto delle impalcature, con una visione che abbraccia il ciclo a 360 gradi. L'opportunità di salire è offerta al pubblico fino al aprile, ma la prenotazione è d'obbligo (dal 16 febbraio al numero 039.326383).
(da La Repubblica, Milano, sabato 7 febbraio 2015)  

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