lunedì 20 ottobre 2014

La mostra (che non ci possiamo permettere)

Bramantino.
L'ermetico lombardo. A Lugano. 

I Santi dalla pelle lunare, la Madonne assorte nei pensieri più inquieti, le atmosfere glaciali, il silenzio metafisico. Le immagini del Bramantino si riconoscono subito dalla dose di ansietà chiusa in ogni dettaglio. Le scogliere aguzze dentro cui sono scavati templi arcaici, come scenografie di un'era futura. I personaggi ambigui che si muovono nell'ombra, estranei alle iconografie classiche, imperatori romani, sibille o poeti greci assiepati ai margini di una natività, sullo sfondo di un compianto. E, ancora, i simboli oscuri, indecifrabili, una conchiglia spezzata, un turbante mediorientale, uno zoo di creature misteriose che giocano a nascondino fra i piedi degli apostoli scalzi. Con un soprannome che tradiva un debito verso il genio (Bramante) marchigiano, di cui fu allievo protetto, sin dal suo approdo da Bergamo a Milano nel 1486, Bartolomeo Suardi (1465-1530) s'è guadagnato nel Novecento – per merito delle sue sciarade elette a forma d'arte – un altro epiteto attraente. “L’ermetico lombardo” lo battezzò infatti lo storico Gian Alberto Dell’Acqua pensando agli enigmi di un autore coltissimo cui si deve la grande svolta della pittura in Lombardia, passata dal naturalismo tradizionale alla maniera moderna, intellettuale, assoluta del suo Rinascimento cerebrale. Lo racconta bene, per tappe e per raffronti con le ricerche di maestri e discepoli, la mostra curata da Mauro Natale al Museo Cantonale di Lugano dove cinquanta opere svelano tutto il suo percorso. La formazione da orafo, la collaborazione con Bramante, il viaggio a Roma e il ritorno umiliato dalle dolcezze “facili” di Raffaello, la maturità di stile e l'influsso che esercitò su Luini e Zenale. Passando dalle tavole giovanili, una Madonna spigolosa del Fine Arts di Boston, ai capolavori come L'adorazione della National di Londra, fino all'ultima Fuga in Egitto, custodita in Ticino, nel santuario di Orselina, e restaurata in occasione della mostra, il dubbio sorge spontaneo: perché, mentre Milano sventola le mostre di Chagall o Van Gogh, tocca agli svizzeri presentare uno studio rigoroso su un talento milanese che, due anni fa, al Castello Sforzesco, conquistò a fatica una mostra con soli pezzi a km zero?

(da La Repubblica, 18 ottobre 2014)
Museo Cantonale, Lugano, via Canova 10, fino al 11 gennaio, mar 14-18 mer-dom 10-18

info 0041.91.8157971.

Nessun commento:

Posta un commento