lunedì 1 settembre 2014

Pillole da Digione


Storia e gloria dei duchi dal cuor di leone.

Che nomi impavidi e meravigliosi avevano i duchi di Borgogna! Filippo l'Ardito. Giovanni Senza Paura. Carlo il Temerario. Non è un caso che, armati di tanto coraggio, abbiano fatto la fortuna del proprio Regno. La Borgogna. Terra di vigne e di castelli dove, sulle colline verdi della “costa d'oro”, si costruì il destino della Francia moderna. A Digione – che fu la vera capitale culturale del paese in epoca medievale, culla del movimento franco-fiammingo, patria di poeti e pittori dalle mani raffinate ed esatte – la storia e la gloria dei duchi si percepisce a pelle. Nelle strade punteggiate di stemmi sulle facciate dei palazzi. Nei locali che portano i nomi dei sovrani. Nelle piazze disseminate di statue dai gesti e gli sguardi fieri. E, soprattutto, nel palazzo dei duchi che oggi ospita il Museo di Belle Arti e le tombe dei regnanti, capolavoro di marmo, stucco, smalto e alabastro con le effigi tornite sui sepolcri e un corteo funebre alla base di straordinaria intensità.
È il corteo dei famosi pleurants, i “piangioni” di Digione, che il grande Claus Sluter (1355-1406), lo scultore di origine olandese, studiò per i suoi committenti ducali, inventando una fantasia dolorosa di figure incappucciate, in lacrime dietro tuniche di pietra morbide come il burro. Ottantadue dolenti in preghiera, dai volti nascosti nei cappucci, dalle mani aperte verso il cielo, tutti in fila, in processione silenziosa fra giochi d'archi gotici, pizzi di alabastro che incorniciano il lento scorrere delle figure e le loro smorfie di sofferenza per la morte degli amati duchi dal cuor di leone. Commovente.

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