lunedì 25 agosto 2014

La (pen)isola del tesoro / 4

La torre (fresca di restauro) del conte avventuriero.
Un globetrotter del Settecento, che amava le donne e la guerra.
Da scoprire a Milano.

Nel percorso varato dal Comune di Milano per la valorizzazione della città romana e delle sue tracce, torna a splendere, dopo alcuni anni di abbandono e poi di restauri mirati, lo splendido complesso delle torri di corso Magenta all'angolo con via Bernardino Luini, giusto alle spalle del Museo archeologico e della chiesa di San Maurizio al monastero maggiore. 
La coppia di torri (aperte al pubblico dal prossimo autunno) rimanda all'epoca lontana del tardo impero, vestigia di un antico sito di palazzi imperiali, terme e teatri. La prima, poligonale, è collegata a un tratto di mura imponenti, oggi conservate ancora nei sotterranei del museo. Nota come Torre di Ansperto, poiché la tradizione milanese indicava il vescovo Ansperto da Biassono (869-881) quale suo costruttore, fa da contraltare alla più alta torre dei Gorani, così battezzata in tempi moderni, per via di un omonimo palazzo oggi scomparso. Decorata all'apice con un elegante loggiato, si tratta dell'unica torre gentilizia d'origine viscontea sopravvissuta alle bombe dei conflitti. 
La curiosità del luogo è legata alla storia di un suo proprietario, il conte Giuseppe Gorani. Casanova in versione milanese, nel Settecento passò dalle truppe lombarde a quelle austriache, fomentò un gruppo di ribelli, scampò due volte alla forca, progettò un regno insulare sognando di congiungere Corsica e Sardegna, prima di unirsi agli illuministi di Voltaire, fiancheggiare Robespierre durante la Rivoluzione Francese e finire a scrivere le sue memorie in solitudine. Un romanzo d'avventura ambientato sulle rovine di una Milano d'epoca romana, capitale dell'impero d'occidente, che qui, ben prima del conte casanova, vide sorgere il Circo (come ricorda il nome di una via attigua) e i Carceres, i cancelli di partenza delle corse dei cavalli. 



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