martedì 22 luglio 2014

Giù al nord

Daverio il "salvatore" e le mostre Del Corno.
Milano fa da spalla a Napoli
nel lancio di un pittore partenopeo.

Il manifesto di Mimmo Rotella sventola solitario appeso al balcone di Palazzo Reale. Le mostre della primavera – quella di Klimt acchiappa-turisti e la più sofisticata su Bernardino Luini – sono finite contemporaneamente a metà luglio. Il languore delle casse destinate alla cultura ha reso languide anche le sale destinate alla mostre, giusto in tempo per l'arrivo dei viaggiatori, ansiosi di visitare Milano come una città d'arte, che «ha fatto delle mostre – a detta dell'assessore Filippo Del Corno – il suo migliore biglietto da visita culturale e turistico».
Peccato che di mostre, in odore di ferie, ce ne siano poche e che il Comune, accortosi in corner del vuoto pneumatico, abbia deciso di porvi rimedio sfoderando senza preavviso (ma a noi l'effetto sorpresa piace tanto) un paio di appuntamenti precotti. Come la retrospettiva dedicata a Gennaro Della Monica (1836-1917), paesaggista di onesto livello, che oltre ad essere già confezionata, con tanto di catalogo in stampa, in vista dell'exploit in autunno al Castel dell'Ovo di Napoli, vanta anche la curatela stellata di Philippe Daverio e di Claudio Strinati, felicissimi di aggiungere, al tour di promozione dell'ignoto in fase di lancio, una tappa illustre come Milano.
E così, come accade proprio nelle tournée dei concerti, dove i supporter scaldano il pubblico prima della star, Milano ha accettato, presa per la gola, di fare la parte della spalla a Napoli, senza neppure porsi il dubbio sul fatto che il povero Gennaro non sia Springsteen e che difficilmente i suoi boschetti da salotto scalderanno un pubblico viziato da Klimt e dalle altre mostre-panettone cui Palazzo Reale lo ha abituato. E se l'idea di un'antologica che sveli per la prima volta il valore autentico di un maestro dimenticato potrebbe rispecchiare una politica culturale votata alla crescita comune, il retroscena dell'episodio lascia intendere che non ci sia alcuna lungimiranza, ma solo opportunismo alla base di un'operazione salva-faccia.
La faccia di Palazzo Reale, che può appende un altro manifesto per fare compagnia a Rotella e che, vantando la gratuità degli ingressi nella mostra di Della Monica, ostenta anche la sua grande generosità. La faccia di Napoli, che accoglierà in novembre l'artista già sdoganato da Milano. La faccia di Daverio che, arrivato a salvare le sorti del Comune con la disinvoltura loquace che lo distingue, s'è guardato bene dallo strillare al “genio” e al “capolavoro”, retrocedendo verso un più cauto “pittore domestico, testimone di un'epoca povera ma lirica”. Furbissimo, come sempre. Meno furbi, Del Corno e Piraina, entusiasti di aver patrocinato la scoperta di un pittore abruzzese dell'Ottocento (che, fra l'altro, non ha alcun legame con la storia di Milano), quando i depositi della Gam, la Galleria d'arte moderna di via Palestro, pullulano di artisti nostrani in attesa di valorizzazione.
Non so voi, ma a me, se Napoli mi avesse chiesto di fargli da apripista, per spirito di collaborazione gli avrei risposto di sì, in cambio di un accordo per il futuro e del lancio congiunto di un bel nome milanese. Un Giovanni Carnovali (di cui c'è pure il catalogo in corso, finanziato da un privato of course), un Emilio Longoni, un Luigi Conconi, oppure un Vittore Grubicy de Dragon, che ha un nome esotico, ma è tutto milanese! E che, rispetto al caro Gennaro, conquista con il grande fiato di una pittura piena d'aria e di vento, e non sortisce la noia mortale di quadretti formato sala d'aspetto del notaio o del commercialista. 

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