martedì 3 giugno 2014

L'arte non è un mestiere per poveri!

Gli appalti di Expo per la cultura e i conti che non tornano.
I Bandi che non ci sono e gli incarichi milionari.
Mentre ai giovani e agli specialisti (quelli veri) si chiede
di offrirsi come volontari.

Infuriano le polemiche su Expo e sui compensi per curatele e mostre da centinaia di migliaia di euro. Repubblica ha riportato, nei giorni scorsi, cifre e nomi sotto accusa. In testa: i famosi 750mila euro stanziati per il critico Germano Celant e la sua esposizione milionaria «Art & Food» che costerà altri 5milioni di euro, a fronte di contenuti ancora misteriosi. Capolavori esposti? Non si sa. Ma dovrebbero essere tanti, considerato che il conto supera di 5 volte quello totalizzato dal British Museum di Londra per la mostra su Pompei, allestita grazie a generosi prestiti italiani, concessi gratuitamente per la felicità degli inglesi, che hanno guadagnato una cifra parente ai 20 milioni di euro. Resta da vedere quanto guadagnerà la mostra di Celant in Triennale o se – come al solito – non raggiungeremo neppure il break-even.
E così, mentre Celant si difende sostenendo che il cachet riguarda oltre due anni di lavoro di uno staff di ricercatori a tempo pieno, si insinua il dubbio sulla logica degli appalti alla cultura di Expo, tutti mono-direzionati alla Triennale e tutti siglati (vedi elenco ufficiale degli appalti sul sito di Expo) con “Procedura negoziata senza previa pubblicazione”. Vale a dire, senza gare, ma con incarichi diretti. Fra cui: centomila euro a Davide Rampello, ex presidente Triennale, per “Contratto di prestazione d'opera intellettuale della durata di un anno per la Direzione Artistica del Padiglione Zero e per il supporto artistico nell'ideazione delle Aree Tematiche del sito espositivo”; 6milioni di euro per realizzazione di un Expo point sempre in Triennale, of course; altri 622mila euro per una mostra “negoziata senza bando” di nuovo in Triennale, di cui non si conoscono altri dettagli. A queste cifra si sommano ulteriori compensi a fisarmonica, come la produzione cinematografica commissionata a Movie People (quelli di Braccialetti rossi) lievitata dagli iniziali 186mila euro a un milione, oltre alla realizzazione da parte della ditta Mekane (che, non a caso ha già lavorato per la Triennale e per Rampello in occasione del Padiglione italiano a Shanghai) delle famose statue del Popolo del cibo costate (solo per la realizzazione, esclusa l'ideazione dello scenografo Dante Ferretti) 500mila euro, vale a dire 25mila euro a statua. Di plastica e legno. Che, tempo sei mesi, sbiadite dal sole, sono state rimpiazzate (altri 500mila? Mah...). Inutile dire che, con un budget analogo, si potevano comperare opere originali di scultori veri e quotati, che avrebbe potuto rimanere come opere d'arte pubbliche in città, invece di finire nel cestino a fine Expo.
Detto ciò, la notizia più sconcertante è quella che riguarda la comunicazione. Anche qui le cifre stanziate sono astronomiche e gli incarichi di consulenza si sprecano, fra cui 200mila euro per un piano di promozione che si è concretizzato nella ricerca di giovani volontari orgogliosi di lavorare gratis per Expo. In sostanza, spendiamo 200mila euro per arruolare studenti a costo zero! Geniale. Il risultato è che gli studenti sono indignati, i consulenti sempre più ricchi, gli appalti monopolizzati da pochi privilegiati, tutti gli altri a bocca asciutta, compreso Palazzo Reale che, da sede deputata per le mostre milanesi, passerà il testimone (e il portafoglio) alla Triennale, tornando a elemosinare sponsor per mostre-panettone, appaltate alle società di turno. Come Skira, Arthemisia e il Sole24ore o Civita, che proprio l'altro giorno ha incassato un contratto di gestione per le mostre di fotografia a Palazzo della Ragione. Altro incarico diretto, niente bando ovviamente, per una società che vanta fra l'altro pendenze economiche con fornitori e curatori di molte mostre passate. Anche loro rimasti col cerino in mano.

La domanda sorge allora spontanea: se tutto questo turnover di incarichi viene gestito con “procedure negoziate senza previa pubblicazione”, perché raramente sbuca dal nulla un bando di gestione come quello dell'Ex Ansaldo su cui tutti si concentrano e si spendono fiumi di parole? Sarà mica una strategia per distrarre l'attenzione dai bandi che, invece, non ci sono? Ai posteri l'ardua sentenza.

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