lunedì 30 giugno 2014

La mostra (da vedere)

Gita al Max Museo di Chiasso
Wailbl e la sua mano tedesca che sognava a colori 
(quando la tv era in bianco e nero)

Le sue geometrie allegre, i suoi colori e le lettere in libertà nello spazio bianco, pulitissimo, hanno segnato per quarant'anni l'Italia della pubblicità, dei rotocalchi, delle cover di dischi o dei logotipi per le aziende a caccia di un'immagine identitaria all'epoca del boom economico. Il suo tratto sobrio, un po' tedesco – come lui, di famiglia austriaca (nato nel 1931) vissuto fra Milano e la Svizzera – ha disegnato le palline da tennis della Pirelli, sulle locandine che tappezzarono l'Italia negli anni del miracolo; ha tradotto in figure i suoni di Radio Rai quando, negli anni Cinquanta, i microfoni cantavano «La radio arriva ovunque»; e ha inventato decori per le réclame della Rinascente, con fiori optical abbinati agli slogan «Tutte magre, abbronzate, depilate, profumate», in un tempo in cui i fianchi larghi erano un vezzo e non un'ossessione.
Dietro un nome aspro, Heinz Waibl, che solo gli specialisti conoscono, a differenza dei suoi lavori entrati invece nell'immaginario collettivo per freschezza e levità, si nasconde la storia di un talento brillante, che il Max Museo di Chiasso celebra con una mostra ricca di duecento pezzi, scelti da Alessandro Colizzi e Nicoletta Ossanna Cavadini. Qui, negli spazi simil-razionalisti di un parallelepipedo algido, progettato dagli architetti svizzeri Pia Durisch e Aldo Nolli, allievi di Calatrava, una carrellata di bozzetti, manifesti, tabloid, stampe e fotografie raccontano i segreti di un graphic designer cresciuto con l'imbarazzo di scegliere fra le lezione della scuola italiana, fantasiosa e ironica, di Munari o dei fratelli Castiglioni, e quella teutonica, rigorosa ed essenziale, di un Max Bill campione di astrattismo, o di Max Huber, il suo padre putativo, autore dei loghi eterni della Rinascente, del Coin o dell'Esselunga, cui è dedicato il museo di Chiasso e che gli ha insegnato il gusto per l'invenzione, senza mai perdere di vista il metodo. E, infatti, Heinz, fermo in posa con Max in uno scatto del 1959, nel Padiglione Rai alla Fiera di Milano, ha saputo mettere d'accordo la sapienza aritmetica nordica con l'entusiasmo della Milano elettrica dei “superarchitetti” (come li chiamava Huber) dello Studio BBPR o dello Studio Boggeri, che frequentò fin da ragazzo, dopo un diploma al Liceo artistico Beato Angelico e qualche sessione al Politecnico, abbandonato per seguire la professione. Fa sorridere il fatto che, già alle elementari, dalle suore tedesche di via Boscovich, dividesse il banco con Alessandro Mendini, futuro architetto e designer italiano. Scherzi di un destino segnato. Che lo condusse anche oltreoceano dove scoprì la logica della “corporate image”, il volto grafico che ogni impresa studia per lasciare un segno negli occhi del pubblico. Dall'America tornò con un contratto per il logo dell'American Airlines. E, ad attenderlo a Milano, c'erano nuovi lavori: per i marchi della Flos (richiesti dai Castiglioni), dell'Umanitaria, della Lambretta Club o della cover Ricordi. Come quella de “I 2 corsari”, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber, in versione blues brothers fra strisce di colore fluo.


Heinz Waibl, Max Museo, Chiasso, via Alighieri 6, fino al 21 settembre, info 0041.91.6950888.
(da La Repubblica, 26 giugno 2014)

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