giovedì 1 maggio 2014

Luoghi "Comuni"



Anteprima da La Repubblica di oggi, 1 maggio 2014

I privati valorizzano il patrimonio che i Comuni ignorano.
Un'altra storia di pubblica (in)cultura

Un'opera arriva, un'altra se ne va. Anish Kapoor, l'artista anglo-indiano diventato famoso nel mondo per le sue sculture titaniche in acciaio, lucide come specchi, alte come palazzi a due piani, ha appena finito di impacchettare l'installazione site-specific Dirty corner, progettata tre anni fa per la navata della Fabbrica del Vapore, e già ne sballa una nuova, appesa proprio ieri sera sotto la cupola di vetro dell'hotel di lusso Park Hyatt, fra la Galleria e piazza Duomo. Un grande onore per l'albergo, felice di poter trasformare la sua lobby lounge in una sede espositiva aperta alle visite del pubblico. Un po' meno onore, invece, per il Comune che, proprio dopo la chiusura della mostra di Kapoor allestita fra la Fabbrica del Vapore e la Besana nel 2011, s'è dimenticata della scultura ideata ad hoc dall'artista per la città e persino della sua proposta di concedere un prestito a lungo termine o un acquisto al costo di produzione, purché il lavoro fosse valorizzato in uno spazio a misura della sua stazza. Ovvero 1.100 tonnellate di peso e 60 metri di lunghezza per un tunnel in acciaio corten rimasto da allora chiuso in un deposito in attesa di una risposta. A sentire Massimo Minini, gallerista storico di Kapoor, che ieri ha inaugurato l'opera al Park Hyatt e che, a suo tempo, coordinò la mostra milanese, «il Comune ha perso un'occasione. Avrebbe potuto emulare Chicago e la sua celebre Cloud Gate posizionata nel cuore del Millennium Park, oppure Londra con la torre simbolo delle Olimpiadi del 2012. La quotazione è di qualche milione di euro, ma un interlocutore intelligente saprebbe contrattare una location di rilievo in cambio di una cifra simbolica». Invece neanche un cenno. Né dalla giunta Moratti che aveva varato l'iniziativa, né da quella di Pisapia che ha raccolto il progetto, ignorandolo. «All'inizio si parlò di destinarla alla nuova piazza Gae Aulenti o alla stessa piazza della Fabbrica del Vapore, ancora in cerca di un piano di riqualificazione» racconta Consuelo Nocita amministratore di Madeinart, la società di produzione che si occupò di gestire la mostra, «sarebbe stata la più grande opera percorribile fra le sculture pubbliche di Kapoor. Invece è finita in un magazzino». Finché l'artista britannico non si è scocciato di aspettare e, poche settimane fa, la scultura è ripartita per Londra. Giusto in coincidenza con l'approdo al Park Hyatt del mega disco in acciaio inox lucidato a specchio, assicurato per un milione di euro, e che rimarrà in hotel per un anno, sostituito poi da altri pezzi a rotazione. L'idea delle mostre temporanee viene dalla proprietà della catena, che ha sede non a caso a Chicago e che fa capo, fra gli altri soci, alla famiglia Pritzker (quella del Premio Pritzker per l'architettura!). Prima di accogliere Kapoor, la lounge vantava un Medusa in mosaico di Lucio Fontana, oggi acquistata dalla Fondazione Prada. Turnover di capolavori. Che i privati sfoggiano, mentre le amministrazioni dimenticano nei ripostigli.
 

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