sabato 26 aprile 2014

Un sabato di sole e di arte

Gita a Como per la mostra di Aldo Galli
E anche per una boccata d'aria sul lago…


Como, negli anni trenta, sotto la stella di Terragni, era una città-cantiere del futuro, che bramava architetture razionaliste e ambienti funzionali a misura dell'uomo moderno. Ma, nella pittura di Aldo Galli (1906-1981) – che aveva conosciuto Terragni nello studio di un altro grande artista razionalista, Manlio Rho – Como era anche un'avveniristica “città del sole”. Così infatti, ripensando a Tommaso Campanella e alla sua utopia della città ideale, la critica ha definito le immagini dell'autore lariano, zuppe di luce e bagliori improvvisi fra prospettive audaci e ombre lunghe, come nelle metropoli d'agosto. Scorrendo le trenta opere, dipinti e acquerelli, che il curatore Roberto Borghi ha messo in fila per la Pinacoteca civica di Como, si scopre infatti quanto l'uso della luce, nei suoi infiniti riflessi, abbia distinto la ricerca di Galli da quella dei colleghi astratti e più sospesi nel tempo rispetto al suo sesto senso per una dimensione atmosferica, visionaria e addirittura metafisica. Lo dimostrano le quinte teatrali di certe piazze circoscritte da forme squadrate che proiettano sagome sul selciato, come spettri. Spirito di geometria e umane inquietudini, mescolati sulla tela dalla mano di un architetto mancato, che confidò alla pittura il suo sogno d'esattezza.

(da La Repubblica, sabato 19 aprile 2014)

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