sabato 29 marzo 2014

Il tarlo del sabato mattina

I dollari sono verdi perché crescono sugli alberi.

Breve chiosa su un patrimonio che NON coltiviamo.

Se l'aria di primavera vi ha spinto in questi giorni a passeggiare per le vie di Milano, arrivando fino ai giardini di via Palestro, avrete forse notato le aiuole incolte, l'erba bruciata, i mozziconi di tulipani morti che coronano il fronte della Villa Reale che affaccia sul parco dedicato ai bambini. Che, fra le altre cose, sfoggia tempietti neoclassici ammuffiti e graffittati, oltre a una teca sporca che conserva un capolavoro simbolista di Adolfo Wildt, dimenticato e rotto.
Mi chiedo cosa ne farebbero di questo patrimonio verde e antico i francesi, gli inglesi o gli americani, se lo avessero a disposizione. Ne uscirebbe un giardino di delizia come quello del Museo Rodin di Parigi, o un eden perfettamente allineato come quello di Schönbrunn? Un parchetto delizioso punteggiato di giochi per bambini come il St James's Park, o un dedalo di canali attraversati da cigni e barche come al Boston Common che, non a caso, si autofinanzia grazie a tutti i servizi offerti, il punto informazioni con bookshop, il birdwatching in centro città (sembra assurdo, ma funziona), i baretti per la degustazione degli hot dog (vogliamo parlarne?).
E così, mentre da loro i dollari crescono sugli alberi, da noi sugli alberi si vedono solo rami secchi che il comune non si è neanche preoccupato di tagliare.

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