sabato 1 febbraio 2014

Tesori nascosti. A Varese.


Gita alla Villa Cagnola di Gazzada.
Una collezione da Papi!

(da La Repubblica, Milano, venerdì 31 gennaio 2014)

Una facciata neoclassica coronata da una loggia in stile barocchetto lombardo; un giardino all'italiana così ordinato da fare invidia a Boboli (in questi giorni profuma di calicantus); una vista che abbraccia il lago di Varese, il Maggiore e spazia fino al Monte Rosa o anche più giù. La Villa Cagnola di Gazzada è una scoperta. Chiusi dietro la sua cancellata severa, sulla cima di una collina del Varesotto, non ci sono infatti solo un centro congressi e uno spazio ameno che d'estate allestisce concerti, ma c'è la lunga storia di una dimora di delizia che accolse nel tempo ospiti illustri e tuttora conserva una collezione d'arte dalla qualità museale, oltre a una raccolta di ceramiche, terza in Italia dopo Palazzo Madama a Torino e quella del Duca di Martina a Napoli. Uno scrigno dove, proprio in questi giorni, è rientrata, reduce dalla mostra del Mart di Trento dedicata ad Antonello da Messina, la splendida Madonna Cagnola, attribuita in passato ad Antonello e ora restituita alla mano di Zanetto Bugatto, cortigiano degli Sforza, mentre un altro capolavoro del Quattrocento, il San Francesco di Antonio Vivarini, sarà al centro domenica di una serata in villa, per la presentazione del suo restauro. L'occasione merita un passo, per non perdere l'apertura straordinaria della dimora e il tour guidato alle collezioni, visitabili solo su appuntamento. Si scoprirà così la vicenda di una residenza di campagna, abitata dalla famiglia Perabò, passata ai Melzi d'Eril e infine alla dinastia dei Cagnola. Giuseppe, il nonno, ritratto come un condottiero in un busto di marmo di Vincenzo Vela, si comprò la nobiltà rifocillando l'esercito austriaco all'epoca del dominio asburgico; Carlo, il figlio, senatore del Regno, era un grande viaggiatore e uomo del Risorgimento come lo immortalò il romantico Bertini, allievo di Hayez; mentre Guido, il nipote, intellettuale e diplomatico, arricchì con passione il suo patrimonio prima di donarlo, in assenza d'eredi, alla Santa Sede, negli anni Quaranta del Novecento. Due secoli e mezzo di investimenti, buoni rapporti e buone maniere che assicurarono alla villa una reputazione galante. Tanto da essere dipinta, nella sua veste settecentesca, da Bernardo Bellotto, signore del vedutismo veneto, in un'opera oggi a Brera, mentre i nobili di mezza Europa facevano a gara per soggiornare d'estate all'ombra dei suoi cedri, da Umberto I e la regina Margherita a Benedetto Croce, compresi il filosofo indiano Tagore e Geo Chàvez, l'aviatore peruviano che trasvolò per primo le Alpi e fece tappa a Varese. Attratti dai tesori della raccolta, dalle tavole di Bellini, dagli arazzi fiamminghi, dalle consolle di Maggiolini, dai capricci del Guardi o le ceramiche dei Della Robbia, approdarono anche grandi nomi del mondo della cultura, da Bernard Berenson ad Arrigo Boito, da Fernanda Wittgens, storica direttrice di Brera, al critico Roberto Longhi, mentre la Santa Sede vi ospitò il cardinale Montini, futuro Paolo VI, e in tempi più recenti Carlo Maria Martini, per le loro pause-relax dagli impegni ecclesiastici.

Villa Cagnola, Gazzada Schianno, info 0332.461304.  

2 commenti:

  1. ho riletto volentieri l'articolo e sono particolarmente contento che tu l'abbia voluto mettere anche sul tuo blog che ormai seguo assiduamente.
    Che faccio ora ? Schiaccio Pubblica ? boh, provo.
    Un abbraccio, Andrea

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  2. Grazie andrea, d'ora in poi seguirò anche io villa cagnola assiduamente. Un bel museo con un bravo direttore!

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