sabato 21 dicembre 2013

Mortacci nostri


So che è Natale e che dovremmo essere tutti più buoni, ma quando sento l'assessore alla cultura di Milano Filippo Del Corno annunciare una giornata di celebrazioni per i centocinquant'anni dalla morte di Edvard Munch (1863-1944) – abbiate pazienza – mi viene il nervoso. E non perché sia nemica di Munch, ma perché mi chiedo se un autore così lontano, seppur straordinario, dalla nostra storia, possa diventare una priorità nei programmi culturali della città, quando vengono al contrario dimenticati artisti che, la nostra storia, l'hanno fatta davvero. Faccio qualche nome.
Piero Manzoni (1933-1963), il signore della “merda d'artista”, quella che viene battuta nelle aste internazionali con prezzi da capogiro, il maestro dell'arte concettuale in salsa italiana, che ha appena goduto di una retrospettiva a Londra nella super-galleria di Gagosian, e che sarebbe stato al centro quest'anno di un doppio anniversario, per gli ottant'anni dalla nascita e cinquant'anni dalla morte, meritava una mostra a Palazzo Reale? Si. E infatti era nei programmi dell'ex assessore Boeri, ma per mancanza di fondi è stata rimandata al 2014 (forse), accontentandosi di ricordarlo con un paio di libri e una mezza conferenza, in attesa che l'anniversario passi e noi si faccia la figura dei soliti svalvolati.
Agostino Bonalumi (1935-2013), stessa epoca di Manzoni, stessa ricerca piegata verso i confini dell'astrazione, guidata da un sesto senso per lo spazio nelle sue tele che flettevano come onde, ci ha lasciati a settembre. Abitava a Vimercate. Gli hanno reso omaggio in questi giorni le Gallerie di Piazza Scala, con talk e una visita alle opere in collezione. Di istituzionale, il deserto.
Franco Rognoni (1913-1999), a cent'anni dalla nascita, neanche una parola. Era un artista di grande poesia, le sue immagini di donne in cammino nella notte, fra i fumi della città, arricchirono il realismo lirico di una certa arte fantastica, legata al lascito di Licini. Esistono opere sue nei depositi del Museo del Novecento. E lì sono rimaste! Anni fa (dieci per la precisione, altra coincidenza, altro anniversario) la Rotonda della Besana gli dedicò una bella antologica. Oggi siamo troppo impegnati a ospitare i traslochi dai depositi del Pompidou (da cui arrivano le mostre su Kandinsky e il Volto del Novecento), per vedere cosa nascondiamo nei nostri.
Gianni Colombo (1937-1993) ha segnato gli studi sulla percezione dello spazio con opere cinetiche che hanno trascinato lo spettatore al centro del quadro rendendolo protagonista dell'opera e della visione, come dimostra un “ambiente” davvero psichedelico ricostruito all'ultimo piano del Museo del Novecento. Sono passati vent'anni dalla sua morte. Non mi pare che qualcuno lo abbia detto.
Come già scritto nel blog precedente, un paio di settimane fa è scomparso anche Giancarlo Cazzaniga (1930-2013). Trovo sul web solo un trafiletto di Artribune che ne parla affettuosamente come di “uno degli artisti del Jamaica. Protagonista del Realismo Esistenziale, espose due volte alla Biennale di Venezia”. Dall'assessorato: il vuoto pneumatico.
Mi verrebbe da citare – uscendo un po' fuori del mio campo – anche Vittorio Sereni (1913-1983) con un altro doppio anniversario, cent'anni dalla nascita, trent'anni dalla morte, insieme al coetaneo Piero Chiara (1913-1986). Mi sembra che l'Università Cattolica abbia dedicato al primo un convegno.
So che i 200 anni dalla nascita di Giuseppe Verdi hanno esaurito le energie del Comune e intasato la città di celebrazioni. Però (s)piace ricordare che Sereni “scrisse” un capitolo importante della storia della letteratura italiana del Novecento. Se Del Corno ha trovato un soffio di energie per ricordare Munch, forse avrebbe potuto risparmiarle per concentrarsi sui nostri illustri morti milanesi, invece di andare a prenderne uno norvegese. Ma forse, sotto Natale, la neve, il freddo, il nord, le slitte, fanno più tendenza di una sana rispolverata della nostra memoria.  

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